Di finto solo il sugo dei bringoli

Scaluvia. Può accadere anche a Ferragosto. Evento inatteso e straordinario, la neve in piena estate. Un po’ come la sinistra che perde una delle sue roccaforti dopo settant’anni. È così che l’ultimo appuntamento di Tovaglia a quadri si staglia nella nostra memoria. Con ironia pungente e sottile, parlando di temi profondi con uno stile lieve ma non per questo meno penetrante di tante analisi politico-economico-sociali. Ci si ritrova a tavola, il pubblico trasformato in veri commensali della storica Osteria del Poggiolino di Anghiari.
Si sorride al proprio vicino sconosciuto e si sorride all’attore che si siede con noi in mezzo alla scena a consumare un piatto di ottimi Bringoli al sugo finto. Memorabili pure loro.

Ventuno edizioni che, con intelligenza e rigore, rimangono uguali a loro stesse nella formula e nella modalità narrativa. Ma anche nel menu, nell’uso di attori non professionisti, nel luogo. A cambiare ogni anno è la storia, ingrediente fondamentale, certo, ma non unico, di un’alchimia che funziona nell’insieme dei suoi componenti. Ed è proprio questo il merito più grande del prodotto culturale Tovaglia a quadri. Non cedere alle tentazioni del cambiamento, del rinnovamento, alle lusinghe del salto di qualità. Cristallizzare la memoria di chi si è: una piccola, sorniona, rivoluzione culturale che si basa sull’intramontabile fascino dell’autenticità.

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Tovaglia a quadri – edizione 2016
foto di Luigi Burroni

Un gigante dall’aspetto esile

Nel viaggio di ritorno dal Festival del Fundraising sono felice.
Come sempre. Ma un po’ più del solito.
La parola che più mi ha condizionato in questa edizione è “cambiamento”.

Partendo dalla fine sono certa che l’emozione di sentir parlare Alberto Cairo mi rimarrà appiccicata addosso a lungo. Quasi un narratore teatrale, perfetto nelle pause, nell’uso delle espressioni del corpo, nel dosare ironia e continui colpi di scena emozionali. Refrattario al cambiamento, si definisce lui, ma fautore di cambiamenti radicali nella comunità in cui opera da anni in Afghanistan.  Il suo racconto lo porta dritto nei cuori di noi ottocento che applaudiamo in piedi, a lungo, con i sensi connessi a lui.
Cose da Festival del Fundraising.

Quando è salito sul palco dopo Kumi Naidoo che ci aveva già entusiasmati spronandoci a una necessaria e non più rinviabile disobbedienza civile – non per salvare il pianeta ma noi stessi – mi pareva impossibile replicare il livello di coinvolgimento. Ma arriva Cairo, inizia a parlare e ti pare di essere al Festival solo per conoscere la sua storia e sentirla narrare da lui. Perfetta così, senza togliere e aggiungere nemmeno una vocale.

Un Festival che preme per il cambiamento.

Noi ci diciamo pronti e dobbiamo esserlo. Il cambiamento è una questione che ci riguarda per la quale vale la pena esporsi, lottare, disobbedire. Firmale una petizione importante, fare cartello per radicare la cultura del dono e trasformare la filantropia in un gesto che fa tendenza. Il cambiamento porterà le nostre organizzazioni a spiccare il volo. Io ci credo e già da prima di questa edizione.

Non riesco a parlare nel dettaglio delle sessioni che ho seguito, molte delle quali davvero interessanti e illuminanti per il mio percorso. Non riesco a parlare delle tante “pacche sulle spalle” e abbracci e incontri e sorrisi che ho ricevuto e delle tante entusiasmanti “dichiarazioni di voto” di colleghi fundraiser che mi hanno promesso il loro 2×1000 con il sorriso senza farmi sentire una stalker. 

Alberto Cairo ha frullato tutte le mie emozioni di tre giorni di Festival e troneggia solitario come un gigante dall’aspetto esile nei miei pensieri.

cairo

Seconda scelta con orgoglio

Nel 2010 ho voluto creare un’associazione e l’ho chiamata Promemoria. Un nome senz’altro poco originale ma per me affettivo. Promemoria era un progetto che Saverio Tutino aveva inventato per creare una sorta di “amici dell’Archivio dei diari”, come gli amici dei musei, per capirsi. Saverio e io avevamo anche fatto un questionario su Promemoria e lo avevamo distribuito a un campione di diaristi. Confesso che ho una debolezza per i questionari, li facevo anche ai tempi in cui organizzavamo le rassegne di cinema. Avevo 25 anni di meno. Se ci penso adesso mi viene in mente il nostro povero pubblico “no, il questionario, no”. In qualche schedario dell’Archivio le risposte per Promemoria sono senz’altro conservate da più di venti anni.

Questa associazione riconosce ufficialmente il ruolo dell’Archivio dei diari nella valorizzazione della memoria e lavora al suo fianco da sei anni anche se non proprio in esclusiva. Abbiamo realizzato iniziative per la memoria di Pieve 1944 e collaborato con L’intrepida di Anghiari, per citare un paio di esempi.

Non abbiamo mai iscritto Promemoria al 5×1000. È un’associazione piccola e non avrebbe avuto molto significato finire a pagina 700 nello sterminato elenco che mette in competizione chi si occupa di emergenze sanitarie, disastri naturali, ecologia, cultura, fame nel mondo, infanzia abbandonata, salvezza del pianeta, adozioni internazionali, malattie rare, con comuni, università, centri di ricerca…

Chi è affezionato alla causa della memoria, il suo 5×1000 può darlo all’Archivio dei diari – CF 01375620513 – combattendo la tentazione di darlo a tanti altri. A tutt’oggi sono 283 le persone che destinano il loro 5×1000 all’Archivio: un bel numero considerando tutti i fattori. Tradotto in euro fa 11.195.
Passo le ore a spiegare agli amici dell’Archivio perché dare a noi il 5×1000. A volte con successo, altre volte no. In alcuni casi il “no” è una convinzione, una scelta, in altre solo pigrizia di cambiare soggetto. Ma il più delle volte mi sento dire “ah, se avessi due possibilità, la seconda sarebbe per voi”. Essere una seconda scelta nel cuore di tanti fa bene, anche se in termini di 5×1000 non produce effetti. Fino ad oggi. 

Quest’anno la seconda opportunità c’è.

La novità del 2016 è il 2×1000 alla cultura. È destinato solo ad associazioni che si occupano esplicitamente di cultura. Le fondazioni non possono partecipare a questo beneficio come ci ha detto e ribadito il Mibact quindi l’Archivio non ha proprio fatto domanda. Ecco dunque che la mia associazione ha il suo elenco al quale iscriversi e il suo Codice fiscale da diffondere 02026370516. Non deve competere con Emergency, Amnesty, Ail, Airc, Ospedale Meyer, Lega del Filo d’Oro, Unicef, Greenpeace e chi più ne ha più ne metta. E addirittura territorialmente è un bel caso isolato che può attirare molte firme: siamo infatti l’unico soggetto della Valtiberina e una delle quattro associazioni in tutta la provincia di Arezzo.

banner_2x1000

Il 2×1000 che destinerete alla mia associazione sarà impiegato integralmente a favore dello sviluppo del Piccolo museo del diario, un luogo affettivo che realizza uno dei sogni di Saverio Tutino: rendere la memoria viva. Se verrete a visitare il Piccolo museo del diario – fatevelo raccontare da chi c’è stato – non conoscerete solo delle storie bellissime, vivrete delle emozioni. È per questo che ci metto orgogliosamente la faccia grazie alla mia associazione Promemoria. Credo nel Piccolo museo del diario come luogo che valorizza il territorio bellissimo della Valtiberina toscana e crea incontro di storie e memorie. Il Piccolo museo ha tanto da dire e ha appena iniziato a far parlare di sé. Grazie al vostro 2×1000 faremo molto per tenerlo aperto il più possibile, per formare giovani narratori di storie, per abbattere le barriere linguistiche.

Va da sé che dare il 5×1000 all’Archivio e il 2×1000 a Promemoria è la mia opzione preferita e quella che praticherò con fede a partire da quest’anno. Ma se il vostro 5×1000 è già occupato, ci candidiamo a diventare la vostra seconda scelta.

Cerco alleati, evangelizzatori, casse di risonanza, moltiplicatori di segnali, gruppi organizzati, sognatori singoli, che mi diano una mano affinché il nostro appello 2×1000 cultura raggiunga ogni angolo possibile e in tanti firmino la casella delle “associazioni culturali” inserendo il CF 02026370516 nella dichiarazione dei redditi.
Chi ci sta?

 

il sito di promemoria
#attivalamemoria
piccolo museo del diario