Un gigante dall’aspetto esile

Nel viaggio di ritorno dal Festival del Fundraising sono felice.
Come sempre. Ma un po’ più del solito.
La parola che più mi ha condizionato in questa edizione è “cambiamento”.

Partendo dalla fine sono certa che l’emozione di sentir parlare Alberto Cairo mi rimarrà appiccicata addosso a lungo. Quasi un narratore teatrale, perfetto nelle pause, nell’uso delle espressioni del corpo, nel dosare ironia e continui colpi di scena emozionali. Refrattario al cambiamento, si definisce lui, ma fautore di cambiamenti radicali nella comunità in cui opera da anni in Afghanistan.  Il suo racconto lo porta dritto nei cuori di noi ottocento che applaudiamo in piedi, a lungo, con i sensi connessi a lui.
Cose da Festival del Fundraising.

Quando è salito sul palco dopo Kumi Naidoo che ci aveva già entusiasmati spronandoci a una necessaria e non più rinviabile disobbedienza civile – non per salvare il pianeta ma noi stessi – mi pareva impossibile replicare il livello di coinvolgimento. Ma arriva Cairo, inizia a parlare e ti pare di essere al Festival solo per conoscere la sua storia e sentirla narrare da lui. Perfetta così, senza togliere e aggiungere nemmeno una vocale.

Un Festival che preme per il cambiamento.

Noi ci diciamo pronti e dobbiamo esserlo. Il cambiamento è una questione che ci riguarda per la quale vale la pena esporsi, lottare, disobbedire. Firmale una petizione importante, fare cartello per radicare la cultura del dono e trasformare la filantropia in un gesto che fa tendenza. Il cambiamento porterà le nostre organizzazioni a spiccare il volo. Io ci credo e già da prima di questa edizione.

Non riesco a parlare nel dettaglio delle sessioni che ho seguito, molte delle quali davvero interessanti e illuminanti per il mio percorso. Non riesco a parlare delle tante “pacche sulle spalle” e abbracci e incontri e sorrisi che ho ricevuto e delle tante entusiasmanti “dichiarazioni di voto” di colleghi fundraiser che mi hanno promesso il loro 2×1000 con il sorriso senza farmi sentire una stalker. 

Alberto Cairo ha frullato tutte le mie emozioni di tre giorni di Festival e troneggia solitario come un gigante dall’aspetto esile nei miei pensieri.

cairo

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