Bassa continua, il sogno ostinato di Mario Perrotta

24 maggio 2015: è notte fonda e i ragazzi della Protezione civile al Bar del Bocciodròmo di Gualtieri dicono che loro non hanno sentito e visto quasi niente dello spettacolo, impegnati in ogni dove a bloccare traffico, condurre pubblico, scortare autobus. Allora Danusha Waskievicz prende la sua viola e suona per loro in una immagine che si pianta subito nel mio cuore fra quelle indelebili. Suona e incanta. Suona e fa ammutolire tutto.

Bassa continua, il finale visionario e mastodontico del Progetto Ligabue è stato quello che Mario Perrotta ha immaginato quattro anni fa quando vide la piazza di Gualtieri, il Teatro sociale, la Golena del Po e il Grande fiume. Aveva solo sbagliato il numero degli artisti coinvolti pensandone ottanta che sono diventati 180. Un numero che comprende anche la squadra tecnica, componente essenziale per portare a termine un’impresa del genere. A questi 180 vanno aggiunti gli artisti  dello spettacolo espanso che hanno animato palazzi e strade di Guastalla. E per fare il saldo preciso occorre contare anche lo staff organizzativo e i partner del progetto che hanno offerto spazi, volontari, competenze, prestato costumi, spazi affissioni, messo in moto uffici stampa, realizzato gradinate in Golena e curato le biglietterie. Insomma un vero esercito che Perrotta ha diretto in modo magistrale. Continua a leggere

Pitùr e il teatro di Mario Perrotta

RECUPERO DAL VECCHIO BLOG – pubblicato il 29 giugno 2014

Chi va a vedere Pitùr, il secondo capitolo che Mario Perrotta dedica alla sua trilogia su Antonio Ligabue, con la testa immersa nella memoria dello spettacolo Un bès e con l’immaginazione circoscritta in quel limite, può privarsi di una emozione, diversa e bellissima, che questo spettacolo regala al pubblico. Non a tutto il pubblico.

Il teatro di Mario Perrotta richiede un patto di fiducia. Perché Perrotta si mette in gioco, rischia, si arrampica e conduce lo spettatore in un viaggio mai ripetitivo, mai scontato, mai uguale a se stesso. Sfuggendo alle definizioni statiche, il suo teatro rifugge anche le facili soluzioni.
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Il mondo ostile, vita di Antonio Ligabue interpretata da Mario Perrotta

Si intromette in teatro, timido, incerto, bisognoso di affetto, mendicando un bès. Mario Perrotta presta il suo corpo e il suo volto allo sfortunato pittore Antonio Ligabue ed è come se le due personalità si rispecchiassero l’una nell’altra, lottando per un’ora e mezza sulla scena, scontrandosi e contaminandosi. Ligabue nelle sembianze addolcite di Perrotta, Perrotta nel gesto pittorico di Ligabue.
Alla fine dello spettacolo è Ligabue ad avere la meglio, il pubblico applaude lui, si dispiace per lui, come se fosse veramente al suo funerale, come se fosse veramente colpevole di indifferenza.
Un’operazione lodevole che restituisce memoria, dignità, considerazione non solo all’opera ma alla vita di un artista dolente, difficile, emarginato, sradicato, che non appartiene a nessuno e a nessun luogo. Né qui, né là. Per tutta la vita.
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