Matera di non compleanno

Non mi piacciono le feste. Non so quando è scattata l’avversione. Da piccoli, si sa, il Natale è elettrizzante, la Pasqua è l’uovo con la sorpresa. E ricordo un tempo nel quale mi divertivo a pensare con largo anticipo a regali e pacchetti e un tempo in cui mi scervellavo per passare il capodanno in modo originale. Poi tutto è cambiato e queste feste di tutti, con il loro carico di significato e la loro dose di forzato divertimento, mi sono risultate pesanti, depressive, addobbate. E non mi piace nemmeno far parte della categoria degli altri, quelli contro. Contro il Natale, la Pasqua, il Capodanno. Così adotto la mia particolare tecnica, me le lascio scivolare via, faccio le stesse cose che faccio durante l’anno e attendo che passino, soffrendo le assenze che le feste amplificano e che ogni anno aumentano, a volte in modo così crudele e inatteso.

Il compleanno è diverso. Il compleanno è la mia festa e continua a piacermi.
In genere il mio giorno di compleanno, il 7 febbraio, lo passo disconnessa in giro con Luigi, da qualche parte. Quest’anno non potevo farlo così ho anticipato e ho fatto la mia festa di compleanno qualche giorno fa in una location perfetta per apprezzare la bellezza della quale l’animo ha bisogno di nutrirsi. Una città che amo da più di venticinque anni e nella quale ogni volta non vedo l’ora di tornare: Matera.

L’essere diventata Capitale europa della cultura sembrava un miracolo. Ma io non credo ai miracoli. Credo alle persone, al loro impegno e alle loro buone idee. La storia di Matera è l’esempio perfetto di come l’uomo quando segue il suo sogno ostinato può imprimere cambiamenti inimmaginabili con la sola forza della tenacia, quella che i sogni non li fa deragliare.

Per il mio giorno perfetto di non compleanno a Matera c’era una temperatura di 17 gradi, un sole abbagliante e accanto a me chi fissava immagini e ricordi.
Regali.

Un fine e una fine

RECUPERO DAL VECCHIO BLOG – pubblicato il sabato, 8 marzo 2014

Non mi è mai capitato in tutta la vita di tifare per un politico. Un nome mai sentito, lontano dal mio territorio, etichettato in una delle correnti del PD che sarebbe ora di vedere archiviate.
Massimo Bray il mio tifo se lo è conquistato nonostante la mia refrattarietà genetica al tifo. In politica, poi. Ho talmente paura delle delusioni che non ho partecipato nemmeno alle ultime primarie. Ho osservato il suo operato con lo sguardo sospettoso di chi aspetta la fregatura. E, certo, il bando per i 500 giovani digitalizzatori poteva essere più equo, il decreto valore cultura molto migliorabile. E che dire della mancata partecipazione al Premio Pieve o gli inviti sempre declinati a venire a visitare l’Archivio dei diari? Parli di importanza della memoria, vai da tutti e non da noi?
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Domani è sempre un altro giorno

Si sa.
Ci sono giornate che le vedi subito dall’inizio che piega prendono.
Il sole splende, il caffé ti viene particolarmente fragrante, non suona il telefono prima che tu sia connessa con il mondo, lucida e reattiva (ognuno ha i suoi tempi).
E giornate che invece.
Arrivano telefonate e notifiche che ancora devi fare colazione e prendi tempo ma già ti disponi sottilmente al malumore. E poi a cascata fino a sera si succedono impicci e piccole delusioni se non proprio notizie negative e matasse da sfrenare. La tua lista delle cose “assolutamente da fare entro sera” ti guarda con disappunto. E tu guardi lei con senso di colpa.

In queste giornate è inutile continuare a insistere e tirare fino a notte. Meglio pubblicare una bella foto che ti ricordi un momento perfetto e ti fa sorridere, chiudere tutto, scegliere un bel film e farsene una ragione fino a domani.

Matera © foto di Luigi Burroni