Seconda scelta con orgoglio

Nel 2010 ho voluto creare un’associazione e l’ho chiamata Promemoria. Un nome senz’altro poco originale ma per me affettivo. Promemoria era un progetto che Saverio Tutino aveva inventato per creare una sorta di “amici dell’Archivio dei diari”, come gli amici dei musei, per capirsi. Saverio e io avevamo anche fatto un questionario su Promemoria e lo avevamo distribuito a un campione di diaristi. Confesso che ho una debolezza per i questionari, li facevo anche ai tempi in cui organizzavamo le rassegne di cinema. Avevo 25 anni di meno. Se ci penso adesso mi viene in mente il nostro povero pubblico “no, il questionario, no”. In qualche schedario dell’Archivio le risposte per Promemoria sono senz’altro conservate da più di venti anni.

Questa associazione riconosce ufficialmente il ruolo dell’Archivio dei diari nella valorizzazione della memoria e lavora al suo fianco da sei anni anche se non proprio in esclusiva. Abbiamo realizzato iniziative per la memoria di Pieve 1944 e collaborato con L’intrepida di Anghiari, per citare un paio di esempi.

Non abbiamo mai iscritto Promemoria al 5×1000. È un’associazione piccola e non avrebbe avuto molto significato finire a pagina 700 nello sterminato elenco che mette in competizione chi si occupa di emergenze sanitarie, disastri naturali, ecologia, cultura, fame nel mondo, infanzia abbandonata, salvezza del pianeta, adozioni internazionali, malattie rare, con comuni, università, centri di ricerca…

Chi è affezionato alla causa della memoria, il suo 5×1000 può darlo all’Archivio dei diari – CF 01375620513 – combattendo la tentazione di darlo a tanti altri. A tutt’oggi sono 283 le persone che destinano il loro 5×1000 all’Archivio: un bel numero considerando tutti i fattori. Tradotto in euro fa 11.195.
Passo le ore a spiegare agli amici dell’Archivio perché dare a noi il 5×1000. A volte con successo, altre volte no. In alcuni casi il “no” è una convinzione, una scelta, in altre solo pigrizia di cambiare soggetto. Ma il più delle volte mi sento dire “ah, se avessi due possibilità, la seconda sarebbe per voi”. Essere una seconda scelta nel cuore di tanti fa bene, anche se in termini di 5×1000 non produce effetti. Fino ad oggi. 

Quest’anno la seconda opportunità c’è.

La novità del 2016 è il 2×1000 alla cultura. È destinato solo ad associazioni che si occupano esplicitamente di cultura. Le fondazioni non possono partecipare a questo beneficio come ci ha detto e ribadito il Mibact quindi l’Archivio non ha proprio fatto domanda. Ecco dunque che la mia associazione ha il suo elenco al quale iscriversi e il suo Codice fiscale da diffondere 02026370516. Non deve competere con Emergency, Amnesty, Ail, Airc, Ospedale Meyer, Lega del Filo d’Oro, Unicef, Greenpeace e chi più ne ha più ne metta. E addirittura territorialmente è un bel caso isolato che può attirare molte firme: siamo infatti l’unico soggetto della Valtiberina e una delle quattro associazioni in tutta la provincia di Arezzo.

banner_2x1000

Il 2×1000 che destinerete alla mia associazione sarà impiegato integralmente a favore dello sviluppo del Piccolo museo del diario, un luogo affettivo che realizza uno dei sogni di Saverio Tutino: rendere la memoria viva. Se verrete a visitare il Piccolo museo del diario – fatevelo raccontare da chi c’è stato – non conoscerete solo delle storie bellissime, vivrete delle emozioni. È per questo che ci metto orgogliosamente la faccia grazie alla mia associazione Promemoria. Credo nel Piccolo museo del diario come luogo che valorizza il territorio bellissimo della Valtiberina toscana e crea incontro di storie e memorie. Il Piccolo museo ha tanto da dire e ha appena iniziato a far parlare di sé. Grazie al vostro 2×1000 faremo molto per tenerlo aperto il più possibile, per formare giovani narratori di storie, per abbattere le barriere linguistiche.

Va da sé che dare il 5×1000 all’Archivio e il 2×1000 a Promemoria è la mia opzione preferita e quella che praticherò con fede a partire da quest’anno. Ma se il vostro 5×1000 è già occupato, ci candidiamo a diventare la vostra seconda scelta.

Cerco alleati, evangelizzatori, casse di risonanza, moltiplicatori di segnali, gruppi organizzati, sognatori singoli, che mi diano una mano affinché il nostro appello 2×1000 cultura raggiunga ogni angolo possibile e in tanti firmino la casella delle “associazioni culturali” inserendo il CF 02026370516 nella dichiarazione dei redditi.
Chi ci sta?

 

il sito di promemoria
#attivalamemoria
piccolo museo del diario

 

 

Matera di non compleanno

Non mi piacciono le feste. Non so quando è scattata l’avversione. Da piccoli, si sa, il Natale è elettrizzante, la Pasqua è l’uovo con la sorpresa. E ricordo un tempo nel quale mi divertivo a pensare con largo anticipo a regali e pacchetti e un tempo in cui mi scervellavo per passare il capodanno in modo originale. Poi tutto è cambiato e queste feste di tutti, con il loro carico di significato e la loro dose di forzato divertimento, mi sono risultate pesanti, depressive, addobbate. E non mi piace nemmeno far parte della categoria degli altri, quelli contro. Contro il Natale, la Pasqua, il Capodanno. Così adotto la mia particolare tecnica, me le lascio scivolare via, faccio le stesse cose che faccio durante l’anno e attendo che passino, soffrendo le assenze che le feste amplificano e che ogni anno aumentano, a volte in modo così crudele e inatteso.

Il compleanno è diverso. Il compleanno è la mia festa e continua a piacermi.
In genere il mio giorno di compleanno, il 7 febbraio, lo passo disconnessa in giro con Luigi, da qualche parte. Quest’anno non potevo farlo così ho anticipato e ho fatto la mia festa di compleanno qualche giorno fa in una location perfetta per apprezzare la bellezza della quale l’animo ha bisogno di nutrirsi. Una città che amo da più di venticinque anni e nella quale ogni volta non vedo l’ora di tornare: Matera.

L’essere diventata Capitale europa della cultura sembrava un miracolo. Ma io non credo ai miracoli. Credo alle persone, al loro impegno e alle loro buone idee. La storia di Matera è l’esempio perfetto di come l’uomo quando segue il suo sogno ostinato può imprimere cambiamenti inimmaginabili con la sola forza della tenacia, quella che i sogni non li fa deragliare.

Per il mio giorno perfetto di non compleanno a Matera c’era una temperatura di 17 gradi, un sole abbagliante e accanto a me chi fissava immagini e ricordi.
Regali.

Mario, ti do un bacio

Il 21 gennaio 2015 con Luigi aspettavo Mario Dondero all’ingresso della mostra alle Terme di Diocleziano. Era una mattina piovosa. Immaginavo di vederlo sbucare al cancello, senza riparo,  con la solita andatura pacata e l’aria di chi non si scompone per qualche goccia di pioggia.
C’eravamo dati appuntamento. Ma si sa che gli appuntamenti con Mario hanno variabili impreviste.
Attendevo, semplicemente. Avevo smesso da anni di chiamare il cellulare di Mario. L’idea che avesse un cellulare ha creato solo qualche settimana di giubilo fra i suoi amici, fino a quando ci siamo resi conto che per Dondero avere un cellulare era come possedere un soprammobile.

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Mario Dondero, foto di Luigi Burroni

Avevo improvvisato questa visita per farmi un regalo: vedere la sua mostra più completa con lui, concedermi il lusso di saltare da un continente all’altro, da un volto all’altro con le sue accensioni di memoria così ipnotiche e ammalianti.
Quando un paio di giorni prima l’ho chiamato per dirgli che ci capitava l’occasione di venire a Roma, lui stava già male e Laura mi disse che vedeva molto improbabile per Mario muoversi da Fermo. Ma lui ha voluto prenderle il telefono di mano e mi ha rassicurato che ci saremmo visti a Roma. Eravamo abituati alle apprensioni di Laura e alle continue trasgressioni di Mario.
Ho atteso ancora, ma stavolta non sarebbe venuto e non lo avrei visto mai più. Non lo sapevo, non potevo temerlo. Laura mi disse al telefono che si era sentito molto male la sera prima e che era molto dispiaciuto per questo appuntamento mancato. Le dissi di non preoccuparsi, eravamo felici di vedere la mostra per conto nostro e ci saremmo tornati con lui. Comprai il catalogo e l’ho tenuto per tanto tempo in bella vista sulla scrivania con il proposito di farmelo autografare alla prima occasione. Continua a leggere