Di finto solo il sugo dei bringoli

Scaluvia. Può accadere anche a Ferragosto. Evento inatteso e straordinario, la neve in piena estate. Un po’ come la sinistra che perde una delle sue roccaforti dopo settant’anni. È così che l’ultimo appuntamento di Tovaglia a quadri si staglia nella nostra memoria. Con ironia pungente e sottile, parlando di temi profondi con uno stile lieve ma non per questo meno penetrante di tante analisi politico-economico-sociali. Ci si ritrova a tavola, il pubblico trasformato in veri commensali della storica Osteria del Poggiolino di Anghiari.
Si sorride al proprio vicino sconosciuto e si sorride all’attore che si siede con noi in mezzo alla scena a consumare un piatto di ottimi Bringoli al sugo finto. Memorabili pure loro.

Ventuno edizioni che, con intelligenza e rigore, rimangono uguali a loro stesse nella formula e nella modalità narrativa. Ma anche nel menu, nell’uso di attori non professionisti, nel luogo. A cambiare ogni anno è la storia, ingrediente fondamentale, certo, ma non unico, di un’alchimia che funziona nell’insieme dei suoi componenti. Ed è proprio questo il merito più grande del prodotto culturale Tovaglia a quadri. Non cedere alle tentazioni del cambiamento, del rinnovamento, alle lusinghe del salto di qualità. Cristallizzare la memoria di chi si è: una piccola, sorniona, rivoluzione culturale che si basa sull’intramontabile fascino dell’autenticità.

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Tovaglia a quadri – edizione 2016
foto di Luigi Burroni

Bassa continua, il sogno ostinato di Mario Perrotta

24 maggio 2015: è notte fonda e i ragazzi della Protezione civile al Bar del Bocciodròmo di Gualtieri dicono che loro non hanno sentito e visto quasi niente dello spettacolo, impegnati in ogni dove a bloccare traffico, condurre pubblico, scortare autobus. Allora Danusha Waskievicz prende la sua viola e suona per loro in una immagine che si pianta subito nel mio cuore fra quelle indelebili. Suona e incanta. Suona e fa ammutolire tutto.

Bassa continua, il finale visionario e mastodontico del Progetto Ligabue è stato quello che Mario Perrotta ha immaginato quattro anni fa quando vide la piazza di Gualtieri, il Teatro sociale, la Golena del Po e il Grande fiume. Aveva solo sbagliato il numero degli artisti coinvolti pensandone ottanta che sono diventati 180. Un numero che comprende anche la squadra tecnica, componente essenziale per portare a termine un’impresa del genere. A questi 180 vanno aggiunti gli artisti  dello spettacolo espanso che hanno animato palazzi e strade di Guastalla. E per fare il saldo preciso occorre contare anche lo staff organizzativo e i partner del progetto che hanno offerto spazi, volontari, competenze, prestato costumi, spazi affissioni, messo in moto uffici stampa, realizzato gradinate in Golena e curato le biglietterie. Insomma un vero esercito che Perrotta ha diretto in modo magistrale. Continua a leggere

Pitùr e il teatro di Mario Perrotta

RECUPERO DAL VECCHIO BLOG – pubblicato il 29 giugno 2014

Chi va a vedere Pitùr, il secondo capitolo che Mario Perrotta dedica alla sua trilogia su Antonio Ligabue, con la testa immersa nella memoria dello spettacolo Un bès e con l’immaginazione circoscritta in quel limite, può privarsi di una emozione, diversa e bellissima, che questo spettacolo regala al pubblico. Non a tutto il pubblico.

Il teatro di Mario Perrotta richiede un patto di fiducia. Perché Perrotta si mette in gioco, rischia, si arrampica e conduce lo spettatore in un viaggio mai ripetitivo, mai scontato, mai uguale a se stesso. Sfuggendo alle definizioni statiche, il suo teatro rifugge anche le facili soluzioni.
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