Di finto solo il sugo dei bringoli

Scaluvia. Può accadere anche a Ferragosto. Evento inatteso e straordinario, la neve in piena estate. Un po’ come la sinistra che perde una delle sue roccaforti dopo settant’anni. È così che l’ultimo appuntamento di Tovaglia a quadri si staglia nella nostra memoria. Con ironia pungente e sottile, parlando di temi profondi con uno stile lieve ma non per questo meno penetrante di tante analisi politico-economico-sociali. Ci si ritrova a tavola, il pubblico trasformato in veri commensali della storica Osteria del Poggiolino di Anghiari.
Si sorride al proprio vicino sconosciuto e si sorride all’attore che si siede con noi in mezzo alla scena a consumare un piatto di ottimi Bringoli al sugo finto. Memorabili pure loro.

Ventuno edizioni che, con intelligenza e rigore, rimangono uguali a loro stesse nella formula e nella modalità narrativa. Ma anche nel menu, nell’uso di attori non professionisti, nel luogo. A cambiare ogni anno è la storia, ingrediente fondamentale, certo, ma non unico, di un’alchimia che funziona nell’insieme dei suoi componenti. Ed è proprio questo il merito più grande del prodotto culturale Tovaglia a quadri. Non cedere alle tentazioni del cambiamento, del rinnovamento, alle lusinghe del salto di qualità. Cristallizzare la memoria di chi si è: una piccola, sorniona, rivoluzione culturale che si basa sull’intramontabile fascino dell’autenticità.

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Tovaglia a quadri – edizione 2016
foto di Luigi Burroni